Mi sono messo in gioco

Lorenzo Crosa Lenz, è nato a Casale Corte Cerro, comune piemontese in provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Ha 42 anni, ha seguito una formazione come meccanico. Vive da solo e la sua famiglia è formata da mamma, papà, un fratello più piccolo e una sorella più grande.

Negli ultimi due anni è riuscito a ristrutturare una casa. Non ha assistenti personali:

“Avendo una casa fatta su misura delle mie esigenze, sono più indipendente ora rispetto a quando vivevo con i miei. Mi spiego: fino a qualche anno fa riuscivo a fare più movimenti ma ero in una casa “normale”, quindi ero molto limitato e facevo più fatica di oggi, che ho una casa agevole e maggiore libertà di movimento. Sembra strano ma è così.

La diagnosi l’ho ricevuta a 23 anni ma non perché la malattia (distrofia dei Cingoli) si fosse manifestata a quell’età. È stato solo in quel momento che ho voluto accettare la realtà e capire cosa avevo. Fino ai 16 anni circa ho vissuto una vita “normale”: tra virgolette perché, con le conoscenze di oggi, alcune cose non erano affatto normali. Ad esempio facevo fatica a correre, non ero veloce come i miei compagni, avevo un’andatura leggermente strana. Crescendo tutto questo è aumentato, ma nascondevo, minimizzavo.

Ho dovuto poi fare delle scelte. Dalla negazione sono passato a conoscere e in parte accettare. Ora voglio vivermela, conosco la malattia e l’ho accettata. Ho attraversato un periodo di depressione e ho deciso che dovevo svoltare. Mi sono fatto forza, ho ristrutturato casa ed è stato come rimettere in sesto anche me stesso. Chi ho messo tempo ma una volta terminato mi sono sentito completato.

La Sezione UILDM di Omegna la conosco da quando ho ricevuto la diagnosi. All’inizio è stata mia madre ad avvicinarsi per avere informazioni sulla malattia, io mi sono tenuto in disparte. Avevo parlato con Andrea Vigna, presidente della Sezione, che mi aveva aperto le porte. Mi ha sostenuto, rincuorato, e detto di andare in Sezione quando me la sarei sentita.

Dopo molti anni ho deciso di mettermi in gioco anch’io. Voglio anch’io aiutare chi si affaccia a una malattia neuromuscolare, magari un ragazzo giovane come me allora, che non sapeva nulla e aveva paura.. Ora sono tesoriere della Sezione, mi occupo di organizzare i banchetti in piazza.

A chi vuole sperimentare il volontariato in UILDM direi di uscire alla zona comfort: prova! per aiutare gli altri e per essere aiutato.“.

Intervista di Chiara Santato

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