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Sono Sereno. Merito Del Powerchair Hockey

L’articolo di Renato La Cara è stato pubblicato su DM 196.

Tiziano Fattore è un talento assoluto del powerchair hockey italiano e non solo. Classe 1990, nato a Tradate (Varese) con una diagnosi di distrofia muscolare intermedia tra quella di Duchenne e quella di Becker, perito elettronico, ha iniziato a mostrare il suo stile unico di gioco all’età di 13 anni. I suoi genitori Maria ed Ernesto l’hanno seguito in tutte le partite disputate con la sua squadra del cuore, gli Skorpions Varese. Con gli allenatori Maino e Moretta ha vinto 5 scudetti, 3 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane, oltre a essere stato premiato 5 volte come miglior giocatore del campionato FIWH (Federazione Italiana Wheelchair Hockey). Tiziano, nonostante la patologia lo abbia reso ora meno forte, continua a regalare performance magistrali e rimane sempre quel giocatore in grado di tenere unito lo spogliatoio con il suo esempio di sportività e classe cristallina. Adesso lavora all’ufficio di assistenza tecnica per un’azienda di telecomunicazioni.

 

Come hai incontrato il powerchair hockey?

A una visita fisiatrica la mamma di Claudio, un ragazzo che sarebbe poi diventato un mio compagno di squadra, mi ha proposto di giocare nella squadra di Varese. Dopo poche settimane di allenamento ho realizzato diversi gol in partite ufficiali, vincendo un torneo. Il mio obiettivo era realizzarmi nonostante le difficoltà fisiche. Da bambino sognavo di giocare con la nazionale di calcio. Con impegno, costanza e passione sono riuscito lo stesso a emergere. Ho disputato con la nazionale italiana di powerchair hockey la mia prima partita dopo neanche una stagione sportiva.

Cosa ti ha regalato questo sport?

Uscire di casa, conoscere persone, fare nuove esperienze è stato fondamentale per la mia crescita. Mi sono sentito più libero, senza quei limiti che pensavo fossero invalicabili. Poi, la svolta della mia vita grazie all’hockey. In una trasferta nell’aprile del 2011 a Palermo, ho conosciuto Roberta. Dopo cinque anni è diventata mia moglie. Roberta prestava Servizio civile nella Sezione UILDM di Palermo e con lei è stato un colpo di fulmine.

E dal punto di vista interiore?

Mi ha aiutato a superare le difficoltà legate alla malattia e ho smesso di aver paura, iniziando a sentirmi una persona più importante, annullando quasi del tutto gli aspetti meno positivi della mia vita. Mi sono confrontato con altre persone che affrontavano un problema simile al mio con approccio positivo: da loro ho imparato a “vivere bene”. A scuola venivo escluso dal gruppo, ma da quando ho cominciato a giocare ad alti livelli, gli stessi miei compagni hanno iniziato a interessarsi a me. Lo sport mi ha aiutato ad affrontare la timidezza e mi ha fatto capire l’importanza di vivere con serenità la mia condizione.

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