Sin dal mese di marzo del 2011, la UILDM – congiuntamente alle Associazioni Famiglie SMA (Genitori per la Ricerca sull’Atrofia Muscolare Spinale) e ASAMSI (Associazione per lo Studio delle Atrofie Muscolari Spinali Infantili) e tramite i suoi organi medico-scientifici di riferimento – aveva chiaramente spiegato ai propri Associati il significato delle pratiche cosiddette “curative” proposte da Stamina Foundation ONLUS, in ambito di malattie neuromuscolari e nello specifico di atrofia muscolare spinale.
Senza ora entrare negli aspetti giuridici di tali vicende, attualmente prevalenti, sentiamo tuttavia la necessità di reiterare oggi un messaggio chiaro e forte anche a un pubblico più vasto, attraverso i più qualificati organi di informazione televisivi e di stampa: che cioè la presunta efficacia curativa del trattamento promosso dal dottor Marino Andolina, tramite Stamina Foundation ONLUS e le informazioni ripetutamente diffuse su di essa, non hanno ad oggi nessun elemento scientifico che ne suggerisca la consistenza né gli effetti a lungo termine.
Riterremmo pertanto auspicabile che al di là delle decisioni giuridiche di questi giorni, riguardanti la bimba affetta da atrofia muscolare spinale di tipo 1, i suddetti organi di stampa dessero voce anche a chi quotidianamente lavora in ambito di atrofia muscolare spinale e delle problematiche connesse a tale malattia, nonché alle associazioni ossia ai pazienti, cui è ben noto che termini come “cura”, “guarigione”, “trattamento salvavita”, non corrispondono certamente a parole come leggeri miglioramenti.
Affermazioni del genere, infatti, mistificano la portata comunicativa della sperimentazione di Stamina Foundation ONLUS e risultano ingannevoli al pari delle offerte sul web da parte di compagnie internazionali, con base in Paesi assai meno attenti del nostro a concetti come Good Clinical Practice (“buona pratica clinica”) e Safety (“sicurezza”) dell’ammalato.
Inoltre, tali affermazioni univoche e senza contraddittorio suonano lesive del dolore di chi oggi riceve la diagnosi, di chi perde un figlio in questi giorni a causa dell’atrofia muscolare spinale e di chi quotidianamente convive e lotta a vario titolo con questa grave malattia neuromuscolare.
È infine opportuno ricordare anche che i “leggeri miglioramenti” possono talora far parte dell’andamento stesso di una malattia come l’atrofia muscolare spinale, senza per questo inficiare la diagnosi o modificare la prognosi a lungo termine e che moltissimo lavoro si sta facendo in questi anni – in Italia e all’estero – per definire, oltre alle caratteristiche della patologia, i possibili elementi che ne influenzino la diversa espressione, in modo tale da arrivare a ricerche riguardanti popolazioni il più possibile omogenee, ciò che solo può consentire di interpretare correttamente i risultati ottenuti.

Se un rammarico forte la nostra Associazione si sente in questo momento di esprimere è semmai quello di non essere ancora riuscita, dopo tanti anni di lavoro, a far sì che concetti come quelli sin qui espressi siano divenuti patrimonio comune dei mass-media e dell’opinione pubblica tutta. Ma il nostro lavoro per ottenere una corretta informazione scientifica continuerà incessante.
Il Presidente Nazionale UILDM Alberto Fontana
La Commissione Medico-Scientifica Nazionale UILDM




