FMusto

Essere diversi, un corto da premio

Francesco Musto è un ragazzo di 25 anni, vive in provincia di Avellino con la sua famiglia, è appassionato di cinema e recitazione. Uno come tanti. O forse no, perché con il cortometraggio  “Essere diversi” ha vinto diversi premi, l’ultimo in ordine di tempo è il premio Sorriso di RAI Cinema Channel per il concorso “Tulipani di seta nera”. Il video è disponibile su Rai Play a questo link raiplay.it/programmi/tulipanidisetanera2020

 

Francesco, il tuo corto ha fatto letteralmente incetta di premi.

Volevano misurarci e fare le cose per bene. Ci siamo iscritti a vari festival e il risultato è stato il premio della giuria popolare dell’Ariano international film festival;  il premio della giuria popolare del Tricase film festival, ed eravamo gli unici italiani in gara; il premio della giuria giovani del CortoDino film festival  Dino De Laurentiis; il premio per la miglior sceneggiatura per il concorso Ciack White Days; una menzione speciale ambasciata spagnola a Napoli e la menzione del Cortisonanti film festival.  L’ultimo riconoscimento è arrivato dal concorso “Tulipani di seta nera” di RAI Cinema Channel.

 

Andiamo a monte: come e dove è iniziata la tua passione per il cinema?

Tutto è iniziato per gioco quando avevo 14 o 15 anni, recitando in alcuni film. Con il tempo ho capito che volevo raccontare qualcosa di mio, e così sono passato anche dietro la telecamera.

 

Il protagonista di “Essere diversi” è un ragazzo con disabilità che subisce bullismo da parte di alcuni compagni di scuola. Come è stato recitare e dirigere?

È stata una doppia responsabilità. Ho voluto occuparmi di entrambe le cose perché, essendo anch’io una persona con disabilità (Francesco convive con una distrofia, n.d.r.), ho voluto dare voce a chi non ce l’ha. Ho preso spunto da un fatto accaduto davvero, e anche se a me non è mai capitato di vivere questa esperienza, voglio stimolare a denunciare questo fenomeno. Le vittime devono farsi coraggio, non avere vergogna né paura.

 

Certo non è facile.

Sì, è vero. La paura di denunciare alimenta quella di essere esclusi una volta di più. Ma il comportamento anomalo è quello dei bulli! Calarmi nella parte della vittima è stata dura, non a caso la scena più cruda del corto si svolge in bagno, il luogo dei segreti: quello che succede lì dentro, lì rimane.

 

Diversità, confronto, coraggio. Questi sono i tuoi punti cardinali.

Sì e li ho fatti miei grazie alla mia famiglia. Ci tengo infatti a spronare non solo ragazzi e ragazze con disabilità a buttarsi, ma anche le loro famiglie: lasciate i vostri figli liberi di fare esperienza, spingeteli a uscire e a stare in compagnia.

 

Raccontaci come è nato “Essere diversi”.

Avendo lavorato come attore in passato, ho conosciuto molte persone che si sono unite a questo progetto. Tutto è iniziato con Daniel Di Meo, direttore della fotografia, e con lo sceneggiatore Fabrizio Crescenzo. A budget quasi a zero, avevamo a disposizione circa 3mila euro. In sei giorni abbiamo completato le riprese.

 

Per la colonna sonora una collaborazione che si fa notare: Boomdabash.

Li ho conosciuti nel 2010, ma li ascolto da sempre. Siamo diventati amici e quando gli ho chiesto se potevo usare una delle loro canzoni sono stati davvero disponibili e mi hanno concesso gratuitamente il brano “Un attimo”.

 

Prossimi progetti all’orizzonte?

Sto collaborando con un regista che vuole raccontare la mia vita, con un’attenzione particolare al fatto che la disabilità ti permette di fare un sacco di cose. In cantiere ci sono anche altri due progetti che il Covid ha bloccato ma conto di tornare presto al lavoro.

 

Foto: scatti durante la premiazione

(cs)

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