Atrofia muscolare spino-bulbare (o Malattia di Kennedy)

share on:

di Gianni Sorarù*

Cos'è e come si manifesta
L’atrofia muscolare spino-bulbare (Spinal and Bulbar Muscular Atrophy, SBMA), nota anche come Malattia di Kennedy, è un disordine genetico legato al cromosoma X e caratterizzato dalla neurodegenerazione dei motoneuroni spinali e del tronco encefalico. La Malattia di Kennedy, che colpisce soggetti maschi adulti (le donne sono portatrici sane o paucisintomatiche), si manifesta inizialmente con crampi e affaticabilità e quindi con debolezza ingravescente della muscolatura degli arti ed anomalie delle funzioni bulbari (disartria e disfagia).

La mutazione
Il gene mutato codifica per la proteina che funziona da recettore degli androgeni (ormoni sessuali maschili ovvero testosterone e diidrotestosterone). La mutazione consiste nell’espansione di una tripletta CAG che viene tradotta a livello proteico in una catena poliglutaminica (poli-Q). Nei soggetti sani si riscontra un numero di ripetizioni variabile da 5 a 36; nei pazienti con KD invece il numero di ripetizioni è maggiore di 38. In ragione di tale tipo di difetto genetico, la malattia di Kennedy fa parte della famiglia delle malattie da espansione poli-Q che include, tra gli altri, alcuni tipi di atassia spinocerebellare, l'atrofia dentato-rubro-pallido-luisiana e la malattia di Huntington. Anche se il funzionamento del recettore per gli androgeni è ben conosciuto, il meccanismo attraverso il quale la mutazione poli-Q responsabile della malattia determina il processo neurodegenerativo non è ancora stato chiarito. Sicuramente tale processo è sostenuto dalla stimolazione ormonale androgenica, motivo per il quale le femmine portatrici sono risparmiate o appena sintomatiche. E’ pur vero, tuttavia, che l’ablazione farmacologica dell’attività testosteronica non ha prodotto i risultati attesi in due studi clinici condotti in pazienti con malattia di Kennedy.

Altre manifestazioni della malattia
Oltre al quadro neurologico, la malattia di Kennedy è caratterizzata anche da segni e sintomi imputabili più probabilmente ad una insufficienza androgenica come ginecomastia e disordini nella sfera sessuale. Recenti evidenze, inoltre, indicano come l’azione patologica della proteina mutata si esprima anche al di fuori del sistema nervoso come ad esempio nel muscolo scheletrico, tessuto cui è attribuito sempre più un ruolo centrale nella espressione clinica della malattia. Ricerca e cura Nonostante gli avanzamenti della ricerca su questa malattia, dopo più di 20 anni dalla scoperta del difetto genetico sottostante, non è ancora stata individuata una cura efficace.
*Università degli Studi di Padova
Testo redatto nel luglio del 2014.

Per ulteriori dettagli o approfondimenti:
Coordinamento Commissione Medico-Scientifica UILDM (Crizia Narduzzo), c/o Direzione Nazionale UILDM, tel. 049/8021001, commissionemedica@uildm.it.

Ritratto di admin

Margaret

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut at vulputate sem, at efficitur nibh. Aliquam sit amet nulla vel ipsum ornare commodo a a purus