Alimentazione e malattie neuromuscolari

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di Luisa Zoni* e Anna Mannara**

Le attuali linee guida scientifiche in termini di nutrizione rivolte a persone con malattia neuromuscolare danno delle indicazioni di base per la prevenzione e la cura della malnutrizione e dei casi di sovrappeso e obesità; da un lato viene suggerito di evitare la malnutrizione per limitare i fenomeni di sarcopenia e/o demineralizzazione ossea e, dall’altro, viene consigliato di prevenire l’eccessivo accumulo di grasso che, per caratteristica fisiologica del tessuto adiposo, si deposita anche tra le fibre muscolari andando a peggiorare il quadro istopatologico.

Tenendo conto, poi, oltre che degli aspetti puramente quantitativi (quanto mangiare), anche degli aspetti qualitativi (cosa mangiare), sono pochi gli studi sistematizzati nel campo delle malattie neuromuscolari che abbiano verificato quali alimenti sia meglio assumere. Le linee guida internazionali per la cura delle malattie neuromuscolari considerano la nutrizione come uno strumento importante per una buona salute generale e per un buon livello di qualità della vita in questi pazienti, ma non vi sono protocolli dietetici specifici da applicare in caso di malattia neuromuscolare.

Stress ossidativo e Infiammazione

Le patologie neuromuscolari presentano un aumento dello stress ossidativo (aumento dei radicali liberi) e una reazione infiammatoria esacerbata nel tessuto colpito.

L’infiammazione è la prima risposta che l’organismo mette in atto contro un’infezione o un danno e ha il compito di iniziare il processo immunologico di eliminazione del patogeno e/o delle tossine e riparare, poi, il danno tissutale. E’ un meccanismo che però deve essere strettamente controllato; quando l’infiammazione si sviluppa in maniera incontrollata, essa può divenire una condizione patologica vera e propria o aggravare sintomi di malattie già esistenti nel soggetto.

Per quanto concerne lo stress ossidativo, si tratta di uno squilibrio tra la produzione di radicali liberi e le difese antiossidanti dell’organismo. I radicali sono specie reattive dell’ossigeno (ROS) e dell’azoto (RNS) prodotti dal fisiologico metabolismo cellulare e svolgono un duplice ruolo, benefico e deleterio, a seconda della loro concentrazione e localizzazione nell’organismo. Gli effetti positivi dei ROS si osservano a concentrazione bassa o moderata, queste specie sono coinvolte nella difesa nei confronti di agenti infettivi e nella trasduzione di segnali cellulari.  Gli effetti dannosi di ROS e RNS si osservano quando si incorre in una modificazione nel delicato equilibro ossidanti/antiossidanti: se la generazione di ROS supera le capacità antiossidanti della cellula, o si verifica una diminuzione dei meccanismi di detossificazione, si viene ad instaurare una condizione che prende il nome di “stress ossidativo”. Lo stress ossidativo gioca un ruolo di primaria importanza in diverse patologie, comprese le malattie neuromuscolari.

La concomitante presenza di un aumento di stress ossidativo e di una reazione infiammatoria esacerbata riscontrati in soggetti con patologia NMN determinano un peggiorano il quadro istopatologico e quindi la sintomatologia.

Il Modello Alimentare Mediterraneo

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia del Modello Alimentare Mediterraneo nel contrastare i meccanismo di stress ossidativo e di infiammazione cronica.

Con la denominazione “Dieta Mediterranea” si fa riferimento ad una gamma di diversi modelli alimentaritradizionalmente presenti nelle regioni olivicole del sudEuropa e del Nord Africa, che prevede l'olio di oliva come principale fonte di grassi, un elevato consumodi verdure, frutta, legumi, cereali (preferibilmente integrali), pesce e con un consumo moderato di vino rosso durante i pasti. Rispetto alle diete standard occidentali, il Modello Alimentare Mediterraneo è caratterizzato da un quantitativo relativamente alto di acidi α-linolenico (approssimativamente 2 grammi al giorno o l’1% delle calorie totali) e un quantitativo relativamente basso di acido linoleico con un rapporto ω-3:ω-6 di 1:7.

Nella la maggior parte degli studi osservazionali e interventistici è emerso che una dieta di tipo Occidentale Standard (tipica del Nord America e Nord Europa)ricca di grassi saturi (SFA), un elevato rapporto tra acidi grassi ω- 6/ω-3, acidi grassi trans (TFA) e carboidrati ad alto indice glicemico aumenta i valori dei markers infiammatori; di contro, un tradizionale Modello Alimentare Mediterraneo, che in genere ha un elevato rapporto acidi grassi polinsaturi (PUFA)  ω-3 e grassi monoinsaturi (MUFA) ω- 6 rispetto aigrassi saturi (SFA), e apporti abbondanti di frutta, verdura, legumi e cereali, mostra effetti antiinfiammatori più spiccati rispetto alle tipiche abitudini alimentari sopra riportate. I risultati ottenuti suggeriscono che il Modello Alimentare Mediterraneo è quello che meglio soddisfa le esigenze di una dieta antinfiammatoria nella pratica clinica. (NutrClinPract. 2010;25:634-640).

Il Modello Alimentare Mediterraneo, inoltre, risulta particolarmente efficace nel contrastare anche lo stress ossidativo, grazie all’apporto di alcuni costituenti degli alimenti attivi in tal senso a livello del metabolismo cellulare.

In assenza di indicazioni alimentari specifiche per le malattie neuromuscolari si può fare riferimento al Modello Alimentare Mediterraneo (Med-Diet) e alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per una sana e corretta alimentazione, stilate per la popolazione generale.

Il questionario GNAMM

Al fine di analizzare che cosa consumano e di cosa possono aver bisogno le persone affette da malattia neuromuscolare, è stato ideato un questionario dal gruppo GNAMM (Gruppo Neurologia Alimentazione Malattie neuro-Muscolari), il progetto ha coinvolto UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), Centro Clinico Nemo, Famiglie SMA (Atrofia Muscolare Spinale), ASAMSI (Associazione per lo Studio delle Atrofie Muscolari Spinali Infantili), AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), ACMT-Rete, L’altro Domani e Parent Project. Il Progetto GNAMM è stato avviato a novembre 2015 e ad aprile 2017 è stato oggetto di una di Tesi di Laurea Sperimentale in Scienze della Nutrizione Umana presso l’Università Degli Studi di Napoli Federico II.

Il questionario, composto da 68 risposte multiple e compilabile online, ha indagato le abitudini alimentari di persone affette da Malattia Neuromuscolare appartenenti alle diverse aree geografiche del territorio italiano.

Dai dati emersi dal questionario GNAMM e dalla loro elaborazione ed analisi si evince che la maggior parte delle persone affette da malattia neuromuscolare adotta un tipo di alimentazione carente di alimenti antiossidanti e antinfiammatori. Frutta e verdura (polifenoli, antiossidanti),cereali, legumi e pesce vengono assunti solo occasionalmente mentre il consumo di carne è nettamente superiore rispetto alle indicazioni del Med-Diet ed ai suggerimenti delle linee guida dell’OMS.

In attesa di studi che forniscano indicazioni precise sulla dieta da adottare in caso di Patologia Neuromuscolare, risulta necessario insistere su indicazioni dietologiche che cerchino di contrastare le prevalenti abitudini alimentari scorrette, sia in generale, sia in quanto non adatte a patologie neurodegenerative che nella patogenesimanifestano spinte infiammatoria e ossidativa eccessive.

*Dietologa e nutrizionista, Responsabile attività di Nutrizione Clinica nell’AUSL di Bologna, membro della Commissione Medico-Scientifica UILDM. ** Farmacista, Laureata in Scienze delle Nutrizione Umana, Consigliere nazionale UILDM.

Testo redatto nel mese di settembre 2017. 

Per ulteriori dettagli o approfondimenti:
Coordinamento Commissione Medico-Scientifica UILDM (Crizia Narduzzo), c/o Direzione Nazionale UILDM, tel. 049/8021001, commissionemedica@uildm.it.

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