DM 165 - marzo 2008 - Periodico della UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

Viaggio in Calabria e in Sicilia

a cura di Barbara Pianca

 

Restiamo ancora al Sud, per il nostro viaggio nelle università italiane, con cui tentiamo di approfondire la situazione degli studenti con disabilità. Spazio dunque agli atenei di Cosenza, Catania e Palermo

 

Da alcuni numeri di DM cerchiamo di fare il punto sulla situazione delle persone con disabilità nelle università italiane, chiacchierando con alcuni studenti. Lo abbiamo fatto, finora, con Roma, Milano, Torino, Napoli e Salerno.

Al momento, purtroppo, non siamo ancora riusciti ad incontrare studenti disponibili per la Sardegna e per Bologna. Approfittiamo dunque per segnalarlo ai lettori che conoscessero qualcuno o fossero loro stessi disponibili ad aggiornare il nostro panorama.

Questa volta, intanto, puntiamo sulla Calabria (Università di Cosenza) e sulla Sicilia (Catania e Palermo).

 

Cosenza: soprattutto barriere mentali

Per la Calabria ci rivolgiamo a Francesco Tripaldi, laureato in Farmacia all’Università di Cosenza nel novembre del 2007, dove si era iscritto sette anni fa. Soddisfatto degli studi, Francesco, che è socio della UILDM di Vibo Valentia, cerca ora un posto in farmacia.

 

La tua università ha un ufficio disabili?

«Sì e posso dire che esso lavora ottimamente dal punto di vista delle informazioni di orientamento, mentre è carente per il servizio di trasporti».

 

Com’era la situazione quando ti sei iscritto?

«Discreta, ricordo una buona accoglienza».

 

E ora?

«C’è senz’altro una maggiore efficienza».

 

Gli edifici sono accessibili?

«Di quelli che ho frequentato io (il venti per cento circa), direi tutti».

 

Quali difficoltà hai incontrato?

«L’indifferenza di alcuni professori nel mettermi alla pari con gli altri studenti nello svolgimento degli esami scritti. Non ritengo invece di aver vissuto limitazioni in ambito di socializzazione».

 

Quali sono i punti di merito della tua università nell’accoglienza degli studenti con disabilità?

«La disponibilità e la sensibilità del personale universitario e soprattutto quella del mio relatore, Luigi Antonio Morrone».

 

Come immagini un servizio che metta tutti in grado di accedere alle possibilità offerte agli studenti?

«Servirebbero meno barriere mentali, soprattutto da parte di alcuni docenti».

 

Catania: una situazione precaria

La prima testimonianza dalla Sicilia viene da Andrea Lombardo, presidente della UILDM di Catania, medico di sicurezza nel suo Comune e laureatosi nel 1998 in Medicina.

 

La tua università ha un ufficio disabili?

«Sì e svolge una buona intermediazione con i professori, mentre c’è carenza per il trasporto e l’assistenza».

 

Com’era la situazione quando ti sei iscritto?

«Precaria. Non ricordo alcun buon servizio di accoglienza e orientamento. Nemmeno oggi, del resto, credo sia cambiato granché».

 

Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato?

«Senz’altro le barriere architettoniche, mentre non ritengo di aver vissuto limitazioni nella socializzazione. In generale, comunque, non saprei trovare grossi punti di merito della mia università nell’accoglienza agli studenti con disabilità».

 

Cosa si dovrebbe fare per mettere tutti in grado di accedere alle possibilità offerte agli studenti?

«Servirebbero edifici più accessibili, servizi di trasporto e di assistenza».

 

Palermo: qualcosa è cambiato

Il secondo contributo viene da Pietro D’Aiuto, presidente della UILDM di Palermo, che forte del bagaglio di esperienze della propria Sezione con l’università locale, si è reso disponibile, in assenza di studenti che abbiano voluto rispondere alle nostre domande.

 

In che modo collabora la UILDM di Palermo con l’Università?

«Sia in campo medico che per la formazione degli operatori della formazione sociale. Inoltre l’Università riconosce i crediti formativi a chi presta Servizio Civile Volontario da noi».

 

Ci sono o ci sono stati tra i vostri iscritti studenti universitari? 

«Sì, anche se non molti, soprattutto per le difficoltà causate dai trasporti e dalla carente accessibilità».

 

Offrite un supporto al percorso di studi? 

«Attualmente solo supporti limitati e di accompagnamento per il disbrigo di pratiche burocratiche. Purtroppo - causa mezzi obsoleti - non assicuriamo il trasporto tranne che in casi sporadici».

 

Com’è oggi la situazione dell’Università di Palermo?

«È molto cambiata grazie al Rettorato che nel 1999 istituì il CUD (Centro Universitario per le Disabilità), per coordinare, monitorare e supportare l’integrazione di studenti disabili con invalidità non inferiore al 66 per cento. Per quanto poi riguarda l’accessibilità, alcune facoltà, come quelle di Biologia e Scienze Naturali, sono senza barriere, altre solo in parte».

 

Quali sono dunque le difficoltà principali che incontra uno studente disabile?

«Sono parecchie, ma con i sacrifici dei familiari e dei volontari del CUD si possono in parte superare. Credo poi che ci siano limitazioni anche dal punto di vista della socializzazione».

 

E i punti di merito?

«Innanzitutto il CUD garantisce il tutoring di studenti senior (in accordo con le linee guida della Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per le Disabilità), fornisce attrezzature tecniche, sussidi didattici, assistenza alla persona, trasporto e accompagnamento. Sempre grazie al Centro, poi, l’ateneo è dotato dell’aula multimediale “G. Cupidi”, tecnologicamente all’avanguardia, con postazioni ottimizzate per varie situazioni di disabilità. E ancora, vengono forniti ausili tecnologici di riabilitazione visiva, portatili, un servizio di libro parlato (in corso di attivazione) e uno di stenotipia (sottotitolazione) per i non udenti. C’è anche una biblioteca tematica che trasforma il CUD in un centro di studio e aggregazione sulla disabilità.

Accanto ai servizi è stato poi attivato un premio di laurea per una tesi sulla disabilità, un viaggio di studi in una città europea, giornate di approfondimento sulle disabilità, la collaborazione con il COT (Centro di Orientamento e Tutorato) nell’accoglienza delle matricole e l’istituzione della Commissione per l’attivazione di un collegamento con istituzioni e aziende mirata all’assunzione di laureati con disabilità».

 

Come immaginereste un servizio che potesse mettere tutti in grado di accedere alle possibilità offerte?

«Il “servizio perfetto” sarebbe quello in cui chiunque volesse continuare gli studi universitari potesse farlo senza ulteriori problemi. Naturalmente, occorrerebbe il supporto più incisivo dei servizi di trasporto e accompagnamento, di aiuto e assistenza, oltre che un’ulteriore sviluppo del CUD».