a cura di Gianni Minasso
L’asprezza della beneamata patologia che ci trasciniamo sul groppone è ormai diventata proverbiale. Allora perché non potremmo essere anche noi altrettanto duri verso di lei?
Ecco uno dei motivi per i quali queste due pagine vengono periodicamente riempite di scempiaggini. Questa volta le castronerie riguardano il solito clic curioso, alcuni consigli per sfruttare al meglio il proprio sex-appeal da distrofici e un famoso dipinto. Non vi piace il menù? Scrivete a ilmiodistrofico@uildm.it.

Fonte www.flickr.com
1. Anziana stella in pensione del circuito cinematografico porno degli anni Settanta
2. Immagine tratta da un’inchiesta televisiva sugli effetti collaterali del Viagra
3. Nonnetto vittima di uno scherzo ben riuscito grazie ad un semplice adesivo
(Soluzione: n. 3)

Incollàti con il sedere ad una carrozzina, bisognosi di assistenza anche per bere una semplice birra, con la Nera Signora che ci alita sul collo… noi, poveri distrofici, non siamo di certo soggetti molto affascinanti. Per guadagnarci briciole di considerazione abbiamo quindi escogitato alcune elementari strategie di sopravvivenza e tuttavia avete mai pensato a quanti ulteriori vantaggi potrebbe assicurarci la capacità di sedurre il nostro prossimo? Assistenza, compagnia, amicizia e sesso (i più fortunati): non sono cose da poco!
Parlandone qui pubblicamente rischierò di rivelare alcuni nostri segreti, ma, visto lo scarso numero di lettori di questa rivista (e in particolare di questa rubrica), varrà la pena ricordare alcune regole.
1. Non lamentarsi
Lo so che la postura della nuova carrozzina vi sega la schiena e che la badante peruviana ha sempre l’alito che puzza d’aglio, ma lagnarsene con il prossimo non risolverà i vostri problemi, mentre uno stoico spirito di sopportazione vi proietterà immediatamente nel paradiso dei santi.
2. Dimostrarsi sorridenti (corollario della prima)
Se riuscirete a rispettare la prima regoletta, sarà anche facile distribuire a destra e a manca smaglianti sorrisi, suscitando ammirazione sconfinata (anche perché, in genere, il popolo dei sani è felicissimo di frequentare chi non appesantisce ulteriormente il fardello dei guai personali).
3. Minimizzare i problemi
Pensioni magre, barriere architettoniche svettanti e muscoli sempre più simili allo stracchino... ma va tutto bene lo stesso, non lasciate trasparire nessuna di queste serissime calamità e conquisterete immediatamente la fama di essere più robusti di Hulk.
4. Non aver paura di raccontar balle per farsi belli
La mente della persona in buona salute che ci fronteggia, annichilita dal vedere gli effetti di madama Distrofia su di noi, è spesso senza difese e quindi ingenua e ricettiva al massimo (attenzione, però: la cosa non vale per assistenti sociali, assessori e presidenti UILDM).
Affermare che non abbiamo mai spremuto una lacrima, che combattiamo impavidi il nostro destino e che la disabilità ci fa un baffo, sono frottole tanto eclatanti quanto seducenti.
5. Tirare in ballo la partita doppia (corollario della quarta)
Cosa sarà mai questa partita doppia? Semplice: nei dialoghi con chi ha i valori normali della distrofina, bisogna sempre sottolineare che sì, da una parte la malattia ci ha tolto tante cose, ma dall’altra ci ha dato maturità, saggezza, profondità di pensiero eccetera. Naturalmente è una balla stratosferica, ma l’effetto su chi ci ascolta è sempre garantito.
6. Fare autocritica
È molto difficile ammettere che i rapporti con i disabili sono problematici anche a causa di questi ultimi (distrofichetti che pretendono, ordinano, implorano, frignano, mugugnano eccetera), ma ciò costituisce un passaggio fondamentale per conquistare la fiducia delle nostre potenziali vittime deambulanti.
7. Distillare pensieri esistenziali
Non importa se si sta parlando di come sbucciare i fichi d’india senza pungersi o del rapporto tra astrofisica e religione. La questione essenziale è dimostrarsi saggi e acuti. Usate indifferentemente la New Age, il buddismo o lo sciamanesimo dei pellirosse, ma proponete sempre qualche soluzione (anche posticcia) ai quesiti «Chi siamo-Cosa facciamo-Dove andiamo» e vedrete le bocche dei normodotati spalancarsi in grandi «Oh!» di meraviglia.
Possiamo così concludere che per noi distrofici, grazie a qualche sacrificio e a un pizzico di faccia di bronzo, non è poi molto difficile acchiappare i tontoloni in buona salute e piegarli ai nostri voleri. Provateci e non ve ne pentirete.
Jimmy Fox

René Dimagritte: “Questa non è una carrozzina” (1948)