L’emozione della scoperta, lo stupore nel vivere esperienze inimmaginabili fino a poco tempo prima, la forza del destino, della volontà o di qualcos’altro ancora. In ogni caso due belle storie tutte da raccontare
Ci sono esperienze e incontri che possono cambiare la vita di una persona e può succedere a nove anni, quando una settimana a Roma diventa un “viaggio dell’anima” o a ventitré, quando una vacanza al mare fa scoprire la bellezza di persone e luoghi che prima impaurivano. Sono le storie di Nunzio e di Fabrizio, alle quali apriamo le pagine del nostro giornale.
di Andrea Parenti
(Vicepresidente UILDM Modena)
Si dice che abbiamo dieci secondi quando ci svegliamo al mattino per ricordare quello che abbiamo sognato durante la notte. Stiamo lì, con gli occhi chiusi, per cercare di radunare frammenti rubati al buio. Inutile, già dopo poco non ricordiamo quelle avventure e quei viaggi che ci hanno visto protagonisti. Tante montagne, in paesi da sogno, tanto volare, tanto imparare, tanti mari incastonati tra scogliere arroventate da un tramonto. E soprattutto tanti incontri...
Tutto ha origine da Michele e dai suoi amici della Sezione “Giovanni Bergna” di Monza della UILDM. Michele era un giovane affetto da distrofia di Duchenne che viveva con consapevolezza la propria malattia e che affrontava tutti i limiti fisici che questa gli comportava. Nel suo cuore da sempre albergava la volontà di aiutare altri ragazzi affetti dalla stessa malattia a muoversi, conoscersi e a vivere momenti di gioia, serenità e speranza. Da questo suo sogno, nacque nell’81 il “Fondo Amici di Michele”, istituito con una missione precisa: consentire a ragazzi e ragazze affetti da distrofia di effettuare gratuitamente un viaggio insieme alla propria famiglia o agli amici, in località legate ad interessi turistici, culturali o di divertimento.
I viaggi e le vacanze, con le attese, i ricordi e gli interessi che suscitano, sono di grande aiuto soprattutto in quei momenti di solitudine che spesso accompagnano le nostre vite. Le esperienze di viaggio stimolano a muoversi, a restare attivi, a sviluppare interessi culturali e a conoscere, attraverso l’incontro, altre persone. Questa è la storia di un’avventura e di un incontro speciale che si sarebbe potuta vivere forse solo in sogno. Un sogno bello, bellissimo... anzi normale.
Il protagonista è Nunzio, che vive a Modena, ha nove anni, frequenta la quinta elementare, adora le scienze e l’inglese ed è affetto da distrofia. Grazie alla presidente della Sezione “Enzo e Dino Ferrari” di Modena della UILDM, Maria Lugli e a Leonardo Baldinu, presidente della UILDM di Monza, Nunzio viene a conoscenza del “Fondo Amici di Michele” e spedisce la propria candidatura per un viaggio a Roma, la città che ha sempre sognato di vedere. La fortuna gli arride e così la sua avventura comincia.
Accompagnato dalla mamma Rosaria e dal papà Ferdinando, il 16 settembre Nunzio parte in treno per la capitale, dove trascorrerà un’intera settimana. A Roma trova un albergo agibile, dove i trasferimenti sono garantiti da un ascensore capiente e dove il bagno permette gli spostamenti necessari alle esigenze di chi si muove in carrozzina. Nunzio osserva, è sensibile e da subito si emoziona molto: le luci, i suoni, i monumenti, la storia, c’è una città intera ad attenderlo che lui ha studiato solo sui libri di scuola.
Come per tutti i turisti, il primo giorno comincia con un “classico”: la visita al Colosseo. I genitori scelgono di spostarsi solo con i mezzi pubblici, una sfida che si rivelerebbe assai azzardata in molte città italiane, ma con sorpresa e sollievo scoprono che numerosi autobus sono provvisti di scivolo per garantire l’accesso anche alle carrozzine. Problema risolto, dunque. I centurioni circondano Nunzio e insistono perché si scattino le foto di rito con il Colosseo alle spalle. Tutto procede a meraviglia e per il nostro protagonista ogni scorcio della città è una scoperta emozionante. Quando la sera rientra, la stanchezza è sempre tanta, ma la gioia vissuta è indubbiamente maggiore.
I giorni successivi scorrono sereni, grazie anche al clima che si mantiene mite. La Fontana di Trevi, Piazza Navona, il Pantheon, Piazza di Spagna, i Fori, uno dopo l’altro vengono “conquistati”. «Se ripenso a tutti i luoghi che ho visitato, a tutta quella storia che è passata davanti ai miei occhi e sotto le ruote della mia carrozzina, provo ancora stupore e meraviglia. Ma tutte queste emozioni importanti rimpiccioliscono se le paragono a quanto ho provato in quel fatidico giorno».
Nunzio porta infatti nel cuore un ricordo bellissimo che niente potrà mai cancellare. C’era il sole, quel giorno, e tanti turisti dappertutto. Una lunga fila, tutti aspettavano di entrare. Anche Nunzio, determinato più che mai, attendeva il proprio turno...
Fondata nel 324 da Costantino e costruita a partire dal 1506 su un progetto del Bramante, la Basilica di San Pietro è la più grande chiesa del mondo e domina Piazza San Pietro, capolavoro architettonico del Bernini. Alla basilica - centro spirituale della Cristianità - lavorarono oltre al Bramante anche Raffaello, Sangallo e Peruzzi, finché nel 1547 subentrò Michelangelo del quale rimane la parte absidale e la cupola, la più grande opera in muratura mai realizzata. In seguito il Maderno eresse la facciata e trasformò, per ordine del Papa, la pianta della chiesa da croce greca a croce latina. Cinque porte di bronzo introducono all’interno, una delle quali, la Porta Santa, viene notoriamente aperta solo in occasione dei Giubilei.
La chiesa si presenta imponente e grandiosa. Al centro, sotto la luminosa cupola ornata da mosaici e sopra l’altare papale, svetta il baldacchino bronzeo del Bernini. A destra è posta la statua di San Pietro, con il piede destro logorato dal bacio di milioni di fedeli. Nella navata di destra vi è la celeberrima Pietà, gruppo marmoreo di Michelangelo. Nell’abside, infine, è collocata la fastosa Cattedra di San Pietro, opera anch’essa del Bernini.
Nunzio è letteralmente affascinato, ma desidera andare oltre: egli è venuto per rendere omaggio a quell’uomo che molti dicono abbia contribuito a cambiare il mondo. Davanti alla basilica c’è infatti una lunga fila che attende compostamente di poter entrare. Dalle sette, da quando cioè sono state aperte le Grotte Vaticane, già alcune migliaia di persone sono passate davanti al sepolcro di Papa Wojtyla. Alle Grotte si accede attraverso un corridoio a destra della basilica e poi si scendono alcuni gradini. L’uscita, invece, è sull’altro versante della basilica. La tomba di Giovanni Paolo II, come quella di Paolo VI che dista solo pochi metri, sullo stesso lato, è composta da una semplice lapide di marmo. Sono le uniche due prive di sarcofagi.
L’accesso alle Grotte viene autorizzato dal servizio d’ordine del Vaticano a gruppi di alcune decine di persone. A nessuno è consentito sostare davanti alla tomba di Giovanni Paolo II. Gli uomini della sicurezza invitano il lungo corteo di fedeli a defluire e a lanciare soltanto un saluto alla tomba nel transitare.
E qui succede quello che non ti aspetti. Un uomo della sicurezza, infatti, si avvicina e si offre di accompagnare Nunzio davanti alla tomba, permettendogli di osservarla senza essere spinto o spostato dalla lunga fila di persone in attesa. Non solo, gli permette, avvicinandolo, di toccare il sepolcro e di rimanere a pregare fino a quando avesse desiderato. E così Nunzio tocca il cielo con un dito. Lui e la sua famiglia sono molto credenti. Per loro la fede è un “viaggio dell’anima” che passa attraverso momenti di raccoglimento, di incontri e di legami profondi. Carol Wojtyla ha rappresentato molto. Ha educato, ha guidato, ha unito, ha parlato, soprattutto ai giovani. Per questo e per quello che ancora oggi rappresenta, Nunzio voleva esserci.
Poteva finire qui. Il viaggio poteva dirsi concluso. Così pensava. E invece il destino aveva ancora in serbo una sorpresa. Mercoledì 19 settembre, udienza generale del Santo Padre che come consuetudine esce poi dalla basilica per rientrare nelle proprie stanze. All’interno della sua auto il Papa è solito transitare per lo stesso percorso in modo tale da concedere ai visitatori la possibilità di ricevere un saluto. Nunzio, insieme a diverse altre persone con disabilità, è già in attesa e su indicazione delle forze dell’ordine, si posiziona lungo il percorso. Ad un certo punto, un funzionario della Casa Pontificia gli si avvicina, chiedendogli se gli avrebbe fatto piacere essere avvicinato al Papa al suo passaggio. Nunzio accetta senza esitazioni. Incredibile, proprio lui!
Passano i minuti, prima la papa-mobile si avvicina e poi si arresta davanti a lui. Il Pontefice acconsente con un cenno che un agente della sicurezza gli avvicini il bimbo. Nunzio viene sollevato e accostato al Papa, il quale dopo averlo benedetto gli bacia la fronte.
È difficile esprimere a parole certe sensazioni. Solo chi crede e vive con tutto il cuore può capire il significato di certi gesti, quel significato che certi incontri lasciano nel profondo dell’animo. Essere lì, proprio in quel momento, aveva un significato. Tutto aveva finalmente un senso e Nunzio lo capiva. Il cerchio si era chiuso. Tutto sembrava nato per caso. Per caso aveva conosciuto la UILDM di Modena, per caso la presidente Maria Lugli aveva ricevuto la chiamata del collega di Monza, per caso il suo nome era stato selezionato per la vacanza, per caso aveva scelto Roma, per caso aveva potuto sostare davanti alla tomba di Carol Wojtyla, per caso ora era tra le braccia del Papa. Caso, destino, fato o solo fortuna...
Vorrei concludere così, come in un fermo immagine, pensando a Nunzio di fianco al Sommo Padre, immaginando le emozioni di un bambino di nove anni, immaginando per un solo momento come un incontro possa forse cambiare la vita di una persona. Immagino, sì, perché a me non è mai stato concesso nulla di paragonabile, ma per Nunzio è diverso. Lui è stato protagonista di un sogno bello, bellissimo... e chissà, forse normale.
Se stiamo attenti, con la mente e gli occhi bene aperti, troveremo un significato anche nelle cose più comuni, spiegazioni precise che altrimenti trascureremmo attribuendole al caso. Ma che sia per caso, per destino, per fato o solo per fortuna, a volte giungono dei segnali per dirci che in noi c’è la forza per cambiare il mondo come ci pare e piace perché la Vita è più grande dei mille particolari che la compongono. L’intuito non mente allorché ci bisbiglia: «Non sei polvere, tu sei magia!».
di Fabrizio Fontana
(UILDM Lecco)
Partiamo proprio dalla parola esperienza, della quale il vocabolario dice: «Prova che fornisce l’occasione di conoscere direttamente qualcosa». Credo che questo significato sia molto appropriato per quanto voglio raccontare.
Nella mia vita sono sempre stato quasi terrorizzato dalle novità, che fosse una piccola spinta in più alla carrozzina elettrica, un poggiatesta o un corso di computer. Grazie alla mia famiglia ho imparato però - a volte con riluttanza, altre no - ad accettare le novità. E così, quando mi trovai a parlare con mio padre della mancanza di alternative ai soliti amici che purtroppo non potevano scarrozzarmi in giro con le loro macchine, lui mi disse che era ora di provare nuove esperienze.
E così accettai di iscrivermi ad un campo vacanze organizzato dalla UILDM di Milano, il cui presidente Marco Rasconi venne a trovarmi e mi disse: «L’obiettivo che mi sono posto per te è che tu riesca ad essere autonomo per un periodo di tempo senza la tua famiglia». Sia lui che il volontario che lo accompagnava (il quale avrebbe pure partecipato alla vacanza) mi fecero un’ottima impressione, chiedendomi anche se volevo portare qualche amico. La mia voglia, però, non cresceva, almeno fino a quando alcuni amici mi stupirono piacevolmente, dichiarandosi interessati a quell’esperienza.
Per tutta la settimana precedente alla partenza, lo sconforto e le paure aumentarono a dismisura, sia per il timore di avere a che fare con gente sconosciuta sia per l’inesperienza dei miei amici con la mia gestione personale. Ma il 5 agosto alla fine arrivò e dopo sei ore di viaggio, in crisi nera, mi trovai a Venturina (Livorno), in una struttura scolastica, quasi sconvolto dalla grandezza del luogo e dalla moltitudine di persone. A quel punto qualcosa scattò, specie dopo che i miei amici, sorridenti, mi dissero letteralmente che era ora di «tirare fuori le palle»... E così feci.
Sin dalla prima sera mi resi conto che mio padre - come al solito - aveva ragione, che tutti erano simpatici e disponibili e privi di pregiudizi nei confronti delle persone nuove. Pian piano stavo entrando a far parte di quel gruppo, dopo giorni passati velocissimi, pieni di nuove esperienze, con i miei amici ben inseriti e perfettamente in grado di occuparsi delle mie esigenze. Soprattutto mi facevano divertire un casino ogni sera fino a tardi.
Le giornate cominciavano praticamente a mezzogiorno, fino alle tre o alle quattro di notte, vivendo ogni minuto nella sua pienezza, conoscendo luoghi e persone nuove e riuscendo anche, dopo tanti anni, a fare dei bagni in mare. Ero strafelice, al punto che, dopo una settimana, decisi di comune accordo con mio padre di fermarmi per altri sette giorni: ormai non avevo più solo gli amici del Paese, ma ben quaranta persone che fino a poco prima mi erano sconosciute.
Una giornata in gita mi fece poi conoscere più a fondo alcune persone e ancora una volta potei capire che ero “al posto giusto nel momento giusto”, fino quasi a vergognarmi delle mie crisi iniziali. Purtroppo i giorni finirono presto e allora subentrò la tristezza del ritorno. Ma avevo vissuto la vacanza più divertente ed emozionante della mia vita e quando al momento della partenza salutai tutti, ciascuno mi disse: «È stato un piacere averti conosciuto!». In quel momento emozionante ho capito che avevo fatto una buona impressione, ma anche che avevo guadagnato tanti nuovi amici e che assieme faremo ancora tante cose. Per incominciare, mi hanno chiamato tutti quando ho compiuto i miei 23 anni!