di Olivia Osio*
Possono diventare complementari concetti come dipendenza e autonomia? Un incontro a Bergamo conferma che l’autonomia sta di casa dove si riesce a costruire un luogo interiore, anche per le persone con disabilità
La tavola rotonda Dove abita l’autonomia? Vita adulta, disabilità e itinerari di indipendenza si è svolta in settembre a Bergamo, a cura della UILDM locale, quale atto conclusivo del progetto denominato Per bene incominciare, dedicato al tema della residenzialità.
In realtà, fin dagli esordi di questa iniziativa sapevamo che non avremmo parlato solamente di “case” poiché il concetto di abitare non si associa ad un semplice comportamento tenuto accanto ad altri. Esso sostanzia invece l’interiorità stessa delle persone. Sapevamo, dunque, che avremmo indagato dimensioni e dinamiche ben più profonde, toccando i temi dell’autonomia, dell’indipendenza, dell’“adultità”.
Ma che cosa significa “età adulta”? Esiste un momento che anagraficamente indica il suo inizio? Se, come solitamente si afferma, essa è l’età dell’autodeterminazione, dell’autorealizzazione e della capacità di compiere scelte autonome, la disabilità introduce delle variazioni in questo scenario? La necessità di dipendere da altri per alcuni aspetti del quotidiano rischia di prevalere sul naturale desiderio di indipendenza che ogni persona matura ed esprime?
E ancora, qual è il significato di autonomia e di indipendenza? Significano «fare ogni cosa da soli, senza appoggi e senza aiuti» oppure sono concetti che hanno a che fare con l’interiorità, stati dell’essere, forme del pensiero? Si può pensare ad una relazione dialettica, complementare tra dipendenza (da altri per lo svolgimento di alcune attività) e autonomia (intesa come proprio approccio mentale alla vita)?
La tavola rotonda del 28 settembre era centrata su un ulteriore interrogativo: esiste un luogo entro il quale l’autonomia abita? E questo abitare esprime una pura ospitalità materiale oppure un’interrogazione sul senso del nostro esistere? L’intento era soprattutto quello di fare emergere nuove domande e pertanto all’incontro sono stati invitati relatori esprimenti posizioni diverse tra di loro, talora anche contrastanti.
Elisabetta Gasparini, vicepresidente della UILDM di Venezia e referente del Coordinamento Veneto dei Comitati per la Vita Indipendente, ha tracciato la storia del Movimento Internazionale per la Vita Indipendente, fino al primo passo legislativo nel nostro Paese (la Legge 162/98). «L’assistenza personale è libertà dalla famiglia, della famiglia, nella famiglia», ha dichiarato Gasparini, sottolineando che l’assistenza personale rispetta il desiderio di indipendenza della persona disabile, permettendole di vivere «come, dove e con chi vuole», rispettando al contempo la famiglia.
Sergio Palazzo, presidente dell’Associazione “Oltre noi...” di Almè (Bergamo), ha portato il punto di vista del genitore, esprimendo l’importanza di costruire, insieme ai figli, il loro futuro. Al di là delle legittime paure, affrontare per tempo il tema del “dopo di noi” consente di gestire con gradualità il distacco, principalmente emotivo, dalla famiglia. L’autonomia è frutto di una costruzione le cui basi vanno gettate fin dalla prima infanzia, è l’esito di scelte compiute quando è ancora possibile scegliere. L’autonomia in presenza di una disabilità, secondo Palazzo, «è innanzitutto moltiplicazione delle dipendenze», costruzione di una rete di relazioni che permetta di non dipendere da un unico punto di riferimento, ma di «scegliere da chi dipendere».
Roberta Acquaroli, responsabile dell’appartamento “Cà librata” di proprietà della Cooperativa “L’impronta” di Seriate (Bergamo), ha sottolineato poi le opportunità - sia per i figli che per i genitori - offerte dall’esperienza del sollievo, visto però in una prospettiva che va oltre la semplice possibilità di riposo o di “stacco” dai compiti di cura. «Il sollievo è innanzitutto palestra, luogo di allenamento all’autonomia emotiva, periodo in cui si affrontano e si elaborano le emozioni suscitate dal distacco, momento in cui i genitori si riscoprono coppia».
Successivamente Sabrina Bergamini, di Barghe (Brescia), ha narrato la propria esperienza di residente in uno degli appartamenti edificati da una cooperativa sociale nell’ambito del Progetto Abilitando. Il desiderio di sperimentare una vita autonoma nasce, in Sabrina, dopo una malattia della madre. Il non voler dipendere sempre e soltanto dalla famiglia, il desiderio di “sollevare” dai compiti di cura i genitori la porta a guardare con attenzione al progetto della Cooperativa Co.ge.s.s. che intende costruire tre appartamenti domotizzati e autonomi l’uno dall’altro, per persone con disabilità motoria. La laurea, il lavoro, la possibilità di godere dell’assistenza personale, grazie alla Legge 162, portano Sabrina a scegliere di vivere da sola, sfidando i timori dei genitori e le resistenze culturali che percepisce attorno a sé. Una scelta faticosa, ma che «mi ha aperto tante opportunità che prima non credevo possibili».
Paolo Petralia, direttore di “Casa Famiglia” della UILDM di Genova, ha raccontato la nascita della comunità aperta nel 2001, all’origine della quale vi era il desiderio di sperimentare forme di vita adulta autonoma. Per molti degli attuali residenti l’indipendenza raggiunta e realizzata, grazie alle relazioni autentiche che si sono instaurate, è quella “adatta a sé”, “a misura delle proprie attese”.
Infine il sociologo Damiano Previtali ha tentato di trovare una risposta alla domanda contenuta nel titolo della tavola rotonda, affermando che «l’autonomia abita nella comunità» e che quindi l’idea di vita indipendente portata all’estremo può essere un elemento di separazione: «L’individuo è in un contesto. L’individuo è relazione».
Volendo in conclusione rintracciare un sottile filo rosso nei contributi dei vari relatori, questo sembra essere dato dal concetto di costruzione, intesa come scelta, come impegno volto ad una progettualità, come pensiero aperto al futuro, come autodeterminazione. La costruzione in quanto atteggiamento attivo e propositivo, capacità di “prendere tra le mani” e “plasmare”, dare forma e significato alla propria vita.
In altre parole, si può dire che l’autonomia abita dove si costruisce e che quel dove esprime un luogo interiore di cui la scelta di un luogo fisico non è che la conseguenza.
*UILDM Bergamo.