a cura di Barbara Pianca
Approdiamo questa volta al Sud, per il nostro approfondimento dedicato agli studenti con disabilità nelle università del XXI secolo, ed esattamente in Campania, con gli atenei di Napoli e Salerno
Da alcuni numeri di DM, intervistiamo gli studenti con disabilità per sondare il livello di accessibilità - inteso in senso ampio - delle università italiane (si vedano a questo proposito i testi: XXI secolo: diritto allo studio, in DM 161, dedicato a Roma; Diritto allo studio: da Roma a Milano, in DM 162, dedicato a Milano; Le università di Torino, in DM 163, dedicato a Torino).
Spazio in questo numero alla Campania, dove a Salerno e a Benevento è presente un unico centro universitario pubblico, mentre a Napoli si contano cinque poli. Tra tutti, ne abbiamo scelti alcuni.
Per analizzare la situazione dell’Università Federico II di Napoli, ci siamo avvalsi di un coro a più voci, composto da Dario Mirabile, laureato un anno fa in Economia, insoddisfatto del proprio percorso di studi e attualmente impiegato in ambito amministrativo; Carmen Monti, iscritta a Lettere e Filosofia in Scienze del Servizio Sociale, soddisfatta degli studi e aspirante assistente sociale; Massimina Monti, già laureata in Economia e ora laureanda in Giurisprudenza, la quale spera in un lavoro attinente agli studi, che le piacciono molto.
Subito una nota riguardante l’accessibilità degli edifici, rispetto alla quale Carmen ci descrive ascensori e spazi ampi, mentre Massimina rileva una certa arretratezza generale. Dal canto suo Dario quantifica i luoghi inaccessibili in una percentuale che potrebbe raggiungere il 70%. Ecco cosa ci dicono poi a proposito dell’ufficio universitario dedicato agli studenti con disabilità.
Dario: «Quando studiavo non c’era e ne ho sentito il bisogno». Carmen: «C’è ed è ottimo, fornisce supporto per l’orientamento e per le tecnologie. Per chi ha problemi di vista, trasforma i libri cartacei in formato audio. Inoltre, si occupa di trasporti attraverso buoni taxi e, in alcuni casi, anche di intermediazione con i docenti». Massimina: «L’ufficio mi sta dando soddisfazioni e aiuto in tutti i settori universitari».
Com’era la situazione quando vi siete iscritti e com’è oggi?
D.: «All’inizio è stato molto difficile, mi sono dovuto adattare a tante situazioni; l’accoglienza è stata buona, ma il servizio di orientamento inesistente. E da quel che so, la situazione non è cambiata». C.: «L’accoglienza è stata ottima ma ci è voluto un po’ prima che il sistema ingranasse del tutto; ora però abbiamo trovato una soluzione adattata sia alle mie esigenze che a quelle dello staff che mi segue». M.: «All’inizio mi sono trovata a disagio riguardo a strutture, docenti e personale, senza servizio di orientamento. Adesso le cose sono molto cambiate, ho maggiore aiuto in tutto, grazie anche a internet».
Quali sono le difficoltà principali della vostra vita studentesca?
D.: «Riguardano lo spostamento da una sede all’altra, perché non sempre c’erano ausili e dovevo adattarmi alle diverse situazioni». C.: «Soffro la mancanza di una biblioteca informatica per accedere più autonomamente alla consultazione dei testi». M.: «All’inizio è stato assai difficile, per le molte difficoltà incontrate per ragioni mentali e logistiche».
Ritenete di aver vissuto limitazioni nella socializzazione?
D.: «No, ma credo che le limitazioni siano per tutti». M.: «Molte».
Quali sono invece i punti di merito della Federico II, rispetto all’accoglienza degli studenti con disabilità?
D.: «La sensibilità del personale ausiliario». C.: «Il servizio è forse tra i migliori in Campania. Ritengo importante che vi sia un referente a cui rivolgersi e anche l’ufficio di assistenza tecnica». M.: «Oggi posso dire che sono aumentati i punti di merito dell’università che frequento, dall’informazione ai vari servizi messi a mia disposizione».
Come vi immaginate un’offerta completa che metta tutti in grado di accedere alle possibilità a disposizione degli studenti?
D.: «La mia esigenza è di interfacciarmi con qualcuno che gestisca i miei bisogni andando oltre i passaggi burocratici. L’esistenza di un ufficio autonomo dedicato è fondamentale in una pubblica amministrazione e dovrebbe comporsi di personale altamente qualificato». M.: «Oggi mi sento quasi del tutto agevolata, e immagino un’università con strutture e servizi sempre più efficienti».
L’altra università pubblica napoletana che abbiamo analizzato è la Parthenope, della quale abbiamo parlato con Antonio Maione, iscritto ad Economia e appassionato di finanza pubblica.
La tua università ha un ufficio dedicato agli studenti con disabilità?
«Sì, però purtroppo ne sono venuto a conoscenza solo pochi mesi fa. È specializzato nell’intermediazione con i professori e nell’orientamento, mentre è carente nei trasporti».
Com’era la situazione quando ti sei iscritto?
«Quando mi sono iscritto, sei anni fa, non ero ancora disabile. Quando poi lo sono diventato, ho fatto moltissima fatica: avevo poca assistenza, se non nulla, perché non c’era ancora nessun ufficio dedicato. Ora invece c’è un servizio di orientamento migliore, un ufficio per disabili, più aule e un bar all’interno. Sono state inoltre rimosse molte barriere architettoniche e c’è un sito web aggiornato che permette anche di prenotare un esame online».
Gli edifici sono accessibili?
«Non tutte le aule lo sono».
Quali sono le difficoltà principali della tua vita studentesca?
«Il raggiungimento dell’università e la lettura dei lucidi durante i corsi».
Ritieni di aver vissuto limitazioni nella socializzazione?
«No, anzi, la disabilità mi ha aiutato ad avere ancora più amici».
Quali sono i punti di merito della Parthenope rispetto all’accoglienza di studenti con disabilità?
«Ho riscontrato un grande disponibilità degli addetti ai lavori dell’Ufficio Disabili e dei professori e sono anche contento dell’esistenza di un’aula esclusivamente per disabili».
Cosa si dovrebbe fare per consentire a tutti gli studenti con disabilità di accedere alle possibilità offerte dalla tua facoltà?
«Bisognerebbe aumentare il numero dei tutor, rimuovere tutte le barriere architettoniche e organizzare un servizio navetta per il raggiungimento dell’università».
Concludiamo il nostro viaggio napoletano con l’Istituto Privato Suor Orsola Benincasa, di cui ci parla Giuseppe Onza, iscritto al secondo anno di Scienze dell’Educazione, con il sogno di insegnare.
Parlaci dell’ufficio dedicato alle persone disabili.
«Esso offre orientamento e tutorato, mentre non fornisce servizi di trasporto».
Qual era la situazione quando ti sei iscritto e oggi?
«C’è stata una buona accoglienza, ma per ora non è cambiato altro».
E rispetto all’accessibilità?
«Direi che c’è al 90%. Ci sono ascensori, servoscala e porte antipanico».
Quali sono le difficoltà principali della tua vita studentesca?
«Solo quelle relative ai trasporti».
Quali sono i punti di merito della tua Università rispetto all’accoglienza di studenti disabili?
«Innanzitutto non ritengo di aver vissuto limitazioni nella socializzazione. Poi direi l’orientamento e la collaborazione con i tutor».
A conclusione di questa panoramica, puntiamo su Salerno, nel Campus di Fisciano, per parlare con Tullio Di Stefano, iscritto alla Facoltà di Lettere dal 2004 e aspirante giornalista. In riferimento all’Ufficio Disabili, ci spiega che si chiama Centro Diritto allo Studio e che in esso «operano ragazzi del servizio civile che offrono assistenza come accompagnatori, nella trascrizione di appunti, nel reperimento di testi in biblioteca e per la produzione di fotocopie. Inoltre, c’è la possibilità di utilizzare postazioni informatiche accessibili a diverse disabilità».
Qual era la situazione quando ti sei iscritto?
«La presenza del Centro non mi ha risparmiato disagi nel primo approccio con l’università. Mi spiego meglio: avendo io una ridotta capacità di movimento, al momento di sostenere i test d’ingresso a tempo per Scienze della Comunicazione, ho avuto bisogno che gli operatori del Centro scrivessero per me le risposte; naturalmente i tempi per me avrebbero dovuto essere un po’ più lunghi, ma la facoltà non me l’ha concesso e così non li ho passati e ho dovuto iscrivermi ad una facoltà affine. La mia grande soddisfazione è quella di aver incontrato una valida docente (la mia tutor) che mi ha consigliato e guidato nella formulazione del piano di studi ed è per me una sorta di “angelo guida”».
Gli edifici sono accessibili?
«Ampiamente. Sono stato dotato di un “pass” elettronico per accedere a qualunque parcheggio e arrivare facilmente alle aule degli esami».
Ritieni di aver vissuto limitazioni nella socializzazione?
«La mia vita universitaria, grazie ai ragazzi del Centro, dà grande spazio alla socializzazione: ho conosciuto tanti coetanei che mi hanno offerto il loro aiuto come un’amicizia».
Quali sono i punti di merito della tua università rispetto all’accoglienza degli studenti con disabilità?
«Il Centro rappresenta un punto di merito per questo ateneo che nel tempo è diventato molto più attento ai bisogni delle persone con disabilità, offrendo continuamente servizi in più e salvaguardando la loro dignità».